giovedì, giugno 05, 2008
Vorrei iscrivermi a Latino. Ma mia madre dice che, poi, che razza di lavoro trovo con il latino, si guadagna poco e comunque avevo promesso a papà che facevo l'avvocato... Dice: "Abbiamo fatto tanti sacrifici, io e tuo padre".
Lo so. Avrei preferito di no. Non ne posso più con questa storia dei sacrifici, vorrei dirvi che io non li volevo i vostri sacrifici. Non vi ho chiesto io di farli. Per me andava bene se stavate un po' anche fermi, invece di passare la vita a lavorare, che non ve la siete goduta niente. Ma quando ne parlavo con papà e provavo a dirgli: fai meno giri con i turisti, porta la mamma in spiaggia e prendetevi il sole, lui mi guardava con gli occhi delusi, come a dirmi: ma allora non capisci che tutto quello che facciamo lo facciamo per te.
...
Quando pianti un albero, pianti una cosa che cresce e che non sarà mai più com'era. Ma soprattutto pianti una cosa che cresce dal fondo. Tutto comincia dalle radici. La vera crescita è verso il basso, ma nessuno lo pensa mai. Pensiamo che si cresca verso l'alto. Che idiozia! Le madri ad esempio, tu guarda come sono fiere che i loro pargoli crescano in altezza. Mia madre faceva le tacche sui muri, più o meno sei centimetri ogni anno. E invece... Invece bisognerebbe scavare sotto i piedi dei figli e vedere lì, nella terra, quanto sono cresciuti. Se no poi, da grandi, cadono. Cadono a faccia in giù, come pali mal piantati nel terreno, senza radici.
...
Ho costruito una cosa che non è perfetta.
"Perchè?"
"Perchè perfetto viene dal latino e vuol dire finito, compiuto. E gli alberi non saranno mai perfetti."
"Perchè?"
"Perchè non sono mai compiuti"
...
Forse era meglio se facevo il pescatore come te. Non so se saresti stato felice, ma forse era proprio meglio. Tu volevi chissà cosa per me. E invece era giusto così, tutti i miei compagni hanno fatto il mestiere del padre. E' giusto così: chi ha il padre ingegnere fa l'ingegnere, chi ha il padre avvocato fa l'avvocato.
Ma tu non volevi che io facessi il pescatore. Certe volte da bambino, mi hai anche nascosto le lenze. Mi dicevi: non le trovi perchè sei sbadato, ma io lo sapevo che me le avevi nascoste tu. Chissà cosa mai fantasticavi per me, quali castelli.
Tanto tu non eri un padre che poi mi avrebbe aiutato. Me lo dicevi: adesso che vai a scuola sei grande, devi fare da te, io anche se potessi non ti aiuterei mai. Avevo sei anni quando mi dicevi così, sei anni.
Ma tu parlavi troppo con il mare, non sapevi niente del mondo.
domenica, giugno 01, 2008
Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.
Così per noi anche l'ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perchè sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell'offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi dove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti.
lunedì, maggio 19, 2008
Un saluto ai cugini...
"Giornata tipo in casa Milan"
ORE 7.00: Suona il telefono della stanza di Ancelotti. E’ la video-sveglia telefonica, con le immagini a tutto volume di Galliani che esulta dopo un gol del Milan.
ORE 7.12: Ancelotti si riprende dal traumatico risveglio e si veste.
ORE 8.00: Consueta colazione mattutina. Pato e Paloschi vengono accomodati sul seggiolone mentre a Favalli e Serginho vengono restituite le dentiere messe a bagno la notte precedente.
ORE 8.05: Ronaldo avverte una fitta al polso sinistro mentre solleva la tazzina del caffè: il medico sociale fascia l’arto e prescrive una diagnosi di 10-12 giorni.
ORE 9.00: I rossoneri raggiungono il campo di allenamento. Durante il tragitto Dida, colpito da una pigna staccatasi da un albero, stramazza al suolo.
ORE 9.15: Corsetta leggera d’allenamento. Cafù chiede ed ottiene il deambulatore.
ORE 10.00: Gara amichevole contro la squadra amatoriale locale della Virtus Sanfatucchio. Per favorire il ritorno al gol di Gilardino l’ottantacinquenne portiere di casa è costretto a giocare la gara seduto.
ORE 10.01: Dopo la classica stretta di mano d’inizio gara Ronaldo avverte un forte dolore alla mano destra: il medico sociale fascia l’arto e prescrive una diagnosi di un mese.
ORE 10.02: Al braccio sinistro di Favalli viene applicata una flebo.
ORE 10.03: A bordo campo un ragazzino si lascia sfuggire un aquilone che va a sbattere contro la testa di Dida: il portiere cade a terra esanime.
ORE 11.00: Il primo tempo termina sul punteggio di 0-0. Per favorire il ritorno al gol di Gilardino il portiere locale viene costretto a giocare bendato.
ORE 11.05: Pato, colpito duro da un avversario, esce dal campo imbronciato portandosi via il pallone.
ORE 11.45: La gara termina sul punteggio di 0-0. Per favorire il ritorno al gol di Gilardino si decide di disputare un mini terzo tempo mentre il portiere locale viene legato ed imbavagliato.
ORE 12.00: Favalli cade a terra privo di sensi.
ORE 12.01: Cafù cade a terra privo di sensi.
ORE 12.02: Serginho cade a terra privo di sensi.
ORE 12.10: La gara termina sul punteggio di 0-0. Per favorire il ritorno al gol di Gilardino si decide di disputare un mini quarto tempo mentre il portiere locale viene stordito con una scarica elettrica.
ORE 12.25: Inzaghi cade a terra privo di sensi.
ORE 12.26: Emerson cade a terra privo di sensi.
ORE 12.27: Ronaldo cade a terra privo di sensi, rompendosi entrambe le caviglie: il medico sociale fascia entrambi gli arti e prescrive una diagnosi di quattro mesi.
ORE 12.35: La gara termina sul punteggio di 0-0. Per favorire il ritorno al gol di Gilardino si decide di disputare i calci di rigore mentre il portiere locale viene rapito dall’anonima sequestri.
ORE 12.36: Gilardino sbaglia il primo rigore.
ORE 12.37: Gilardino sbaglia il secondo rigore.
ORE 12.38: Gilardino sbaglia il terzo rigore.
ORE 12.39: Gilardino sbaglia il quarto rigore.
ORE 12.40: Gilardino sbaglia il quinto rigore.
ORE 12.41: Per favorire il ritorno al gol di Gilardino si decide di avanzare il dischetto del rigore di 10 metri.
ORE 12.42: Gilardino segna il sesto e decisivo rigore. Galliani invade il campo e corre ad abbracciare Dida, che si accascia a terra svenuto.
ORE 13.02: Berlusconi telefona ad Ancelotti per segnalare che, più che un albero di Natale, il modulo della squadra sembra un presepe con le belle statuine.
ORE 13.30: Ritorno in albergo per il pranzo. Kaka intervistato da un giornalista nell’atrio dichiara la propria stima per il presidente del Real Madrid Calderon.
ORE 13.35: Il quotidiano locale pubblica un’edizione straordinaria secondo cui Kaka vorrebbe andare al Real Madrid.
ORE 13.40: Le agenzie di stampa internazionali danno per certo il passaggio di Kaka alle merengues.
ORE 13.45: Intervistato dalle TV Spagnole Calderon dichiara che il Brasiliano ha firmato un accordo quinquennale.
ORE 13.50: Berlusconi chiama Kaka e gli aumenta l’ingaggio
ORE 13.55: Kaka dichiara alla stampa: al Milan sto bene, nessun Presidente è come Berlusconi.
ORE 14.35: Gattuso azzanna il maitre che stava fischiettando “pazza inter amala”.
ORE 14.36: Ambrosini solleva uno striscione offensivo nei confronti del maitre “la bottiglia mettila nel c*lo”
ORE 14.37: Il maitre va in cucina ed esegue l’ordine.
ORE 14.38: Il maitre torna in sala e serve da bere al tavolo di Ronaldo.
ORE 14.39: Appena finito di bere Ronaldo avverte dolori lancinanti allo stomaco: il medico sociale applica un’abbondante fasciatura attorno alla vita del giocatore e prescrive una diagnosi di un anno.
ORE 14.45: Finito di pranzare Pirlo rolla una canna.
ORE 15.02: Pato e Paloschi si sfidano alla playstation con “Pro Evolution Soccer 7”.
ORE 15.07: Alla fine del primo tempo scoppia un violento litigio tra i due per via di un fallo non ravvisato dal direttore di gara: Paloschi furioso getta via il joystick che va a sbattere sulla spalla destra di Dida. Il portierone Brasiliano viene condotto urgentemente in sala rianimazione.
ORE 16.00: Sessione di allenamento pomeridiana. Digao e Ba vengono aggregati al gruppo “bocciofili”.
ORE 16.30: Gara amichevole a ranghi misti. Pellegatti si insinua negli spogliatoi per strappare una battuta ai campioni del mondo prima del big-match.
ORE 16.57: Durante la gara Nesta si imbatte in Aubameyang e si ferma per presentarsi.
ORE 18.12: La doccia troppo bollente causa a Ronaldo un violento arrossamento ai glutei: il medico sociale applica un’abbondante fasciatura e prescrive una diagnosi di 4 anni.
ORE 18.15: Spielberg telefona ad Ancelotti chiedendo il permesso di utilizzare il Fenomeno come controfigura nel seguito de “La Mummia”.
ORE 18.35: All’uscita dal campo Kaka, intervistato da un giornalista, dichiara di adorare il clima che si respira al Bernabeu.
ORE 18.40: Il quotidiano locale pubblica un’edizione straordinaria secondo cui Kaka vorrebbe andare al Real Madrid.
ORE 18.45: Le agenzie di stampa internazionali danno per certo il passaggio di Kaka alle merengues.
ORE 18.50: Intervistato dalle TV Spagnole Calderon dichiara che il Brasiliano ha già trovato casa nella capitale Spagnola.
ORE 18.55: Berlusconi chiama Kaka e gli aumenta l’ingaggio.
ORE 19.00: Kaka dichiara alla stampa: al Milan sto bene, nessuno stadio è come San Siro.
ORE 20.30: Dopo cena vengono concesse ai giocatori un paio d’ore di permesso: Pato e Paloschi si dirigono al Luna Park accompagnati da Fiori e Favalli.
ORE 20.45: Un tifoso rossonero saluta Dida dandogli un’amichevole pacca sulla spalla, il portiere fa per rincorrerlo ma dopo pochi passi stramazza a terra in fin di vita: tempestivo l’intervento di Inzaghi che lo rianima attraverso la respirazione bocca a bocca.
ORE 21.00: Pressato dai giornalisti Galliani svela che il nome nuovo dei rossoneri per la stagione successiva sarà Marco Van Basten.
ORE 21.01: Ancelotti si dice seccato per essere stato scaricato anzitempo.
ORE 21.02: Galliani chiarisce che l’Olandese andrà ad infoltire il reparto offensivo.
ORE 21.03: Ancelotti si dichiara soddisfatto di poter contare su un altro grande campione.
ORE 22.30: Paloschi rientra in albergo piangendo perché Favalli si è rifiutato di comprargli lo zucchero filato.
ORE 22.45: Tutti a dormire. Pato viene adagiato nel box, Ronaldo nella cripta.
ORE 01.00: Kaka sveglia l’intero albergo chiedendo soccorso immediato: Pellegatti in mutande e giarrettiera si è infilato nel suo letto implorandolo di rinunciare alla castità.
sabato, maggio 17, 2008
Non hai rispettato lo stop. Sei passata in volata con la tua giacca di finto lupo, gli auricolari del walkman pressati nelle orecchie. Aveva appena piovuto, e presto sarebbe tornato a piovere. Oltre le ultime fronde dei platani, oltre le antenne, gli storni affollavano la luce cinerea, folate di piume e garriti, chiazze nere che oscillavano, si sfioravano senza ferirsi, poi si aprivano, si sperdevano, prima di tornare a serrarsi in un altro volo.
...
Eccola, Italia, questa è mia figlia, questa è quella che è nata. E tu alza la testa, Angela, fatti vedere, di’ ciao alla signora, di’ ciao a quella regina. Mi somiglia, vero Italia? Ha quindici anni, ha il sedere un po’ grosso, è stata magra magra, e adesso da un anno ha il sedere un po’ grosso. E’ l’età. E’ una che mangia fuori pasto, e non si allaccia il casco. Non è perfetta, non è speciale, è una come tante. Una a caso nel mondo. Ma è mia figlia, è Angela. E’ tutto quello che ho. Guardami, Italia, siediti su questa sedia vuota che ho dentro, e guardami. Davvero sei venuta a riprendermela? Non ti muovere, voglio dirti una cosa. Voglio dirti cosa è stato. Quando tornai indietro e ripresi le orme che avevo lasciato. Non avevo più emozioni, non avevo dolore, non avevo conforto. Ma Angela è stata più forte di me, più forte di te. Voglio dirti cos’è l’odore di un neonato in una casa, è qualcosa di buono che si attacca alle pareti, si attacca dentro. Mi avvicinavo alla sua culla, e restavo lì, accanto a quella testa sudata. Si svegliava e già rideva, si succhiava un piede. Mi guardava fissa con lo sguardo sfondato dei neonati. Mi guardava come te. Era come una stufa, era benefica. Era nuova e crocchiante, era un regalo. Era la vita. E io non avevo il coraggio di stringerla. Un aereo sta passando nel cielo, tra poco atterrerà. C’è una donna che piange, lì sopra. Una donna di cinquantatre anni, un po’ ingrassata, con una piccola borsa di pelle sotto il mento, quella è mia moglie. Il suo odore è invecchiato nel mio naso. Sta guardando una nuvola, sta guardando sua figlia. Taglia quella nuvola, Italia, tagliala come una cicogna. Restituiscimi Angela.
venerdì, maggio 09, 2008
Due amiche d'infanzia, dopo alcuni anni di matrimonio, riescono finalmente a convincere i rispettivi mariti a lasciarle uscire a cena da sole, per ricordare i vecchi tempi. Dopo una serata divertentissima nel loro ristorante preferito, ma soprattutto dopo due bottiglie di vino bianco, qualche coppa di Champagne, un limoncello e qualche amaro escono dal ristorante completamente brille. Nel viaggio di ritorno entrambe, certamente per aver troppo bevuto,vengono colte da un impellente stimolo...non sapendo, per l'ora tarda, dove andare a fare pipì, una ha un'idea:
- Entriamo in quel cimitero: certamente non c'è nessuno!
E l'altra: OK! Entrano... la prima si leva lo slip fa la pipì, si asciuga con lo slip, e lo butta... La seconda vede la scena e riflettendo sul fatto che indossa un capo firmato molto carino, si leva lo slip e se lo mette in tasca, fa la pipì e strappa un nastro da una corona per asciugarsi.
L'indomani il marito della prima chiama l'altro:
- Carlo non puoi capire cosa è successo. Il mio matrimonio è finito! Perché? E' tornata completamente ubriaca alle 2 di mattina e senza mutande! L'ho cacciata di casa!
- Mario, questo è niente. Tu non sai che cazzo ha combinato la mia!!! Non solo era ubriaca e senza mutande... ma aveva anche una coccarda rossa infilata nel sedere con scritto:
"Non ti scorderemo mai" - Giulio, Ignazio, Pino, e tutti gli amici della palestra."
domenica, aprile 20, 2008
Vorrei imparare dal vento a respirare*dalla pioggia a cadere*dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare*e avere la pazienza delle onde di andare e venire*ricominciare a fluire*Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare*a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi*per giorni, mesi, anni*in cui ti senti come uno che si è perso tra obiettivi ogni volta più grandi*Succede perché in un instante tutto il resto diventa invisibile*privo di senso e irraggiungibile per me*succede perché fingo che va sempre tutto bene*ma non lo penso in fondo*Torneremo ad avere più tempo e a camminare*per le strade che abbiamo scelto che a volte fanno male*per avere la pazienza delle onde di andare e venire*e non riesci a capire*Succede perchè in un istante tutto il resto diventa invisibile*privo di senso e irraggiungibile per me*succede anche se il vento porta tutto via con sè*vivendo*ricominciare a fluire.
domenica, aprile 13, 2008
“Quindi la notte scorsa… è stato solo un subdolo trucco per vedermi in vestaglia, o cosa?”
“E’ stato solo un impulso, tutto qui. Il mio comportamento mi si è parato davanti agli occhi in tutta la sua stramberia. Sai, quel ripiegarmi tutto su me stesso, quelle mezze risposte che mi escono dalla bocca quando mi fai delle domande, tutto quel tempo passato davanti alla televisione: ti devi esser chiesta cosa mai bolliva in pentola”.
“Non proprio” disse Fiona, dando un morsetto alla cialda piegata in due. “Ti stai nascondendo dal mondo perché ti spaventa. Io ti spavento. Probabilmente non hai mai imparato a instaurare veri rapporti con le persone. Credevi che non me ne fossi accorta?”.
...
Michael sognò Fiona come faceva ogni notte da due settimane a questa parte. Sognò di starle accanto mentre giaceva nel letto dell’ospedale, di tenerle la mano e di parlarle. Lei ascoltava e gli sorrideva. Poi, nel sogno, ricordò che era morta e cominciò a piangere. Indi sognò che allungava la mano nel letto e finiva col toccare il corpo caldo di una donna. Nel sogno Phoebe si girava verso di lui per abbracciarlo e accarezzargli la testa. Sognò che la baciava sulle labbra e che lei lo ricambiava, con la bocca aperta, le labbra morbide e calde. Avvertì il caldo profumo dei suoi capelli e, quando le toccò la schiena, il levigato tepore della pelle. Cercò di ricordare l’ultima volta che aveva fatto quel sogno, quel sogno in cui si svegliava e scopriva che aveva accanto una donna bellissima, che lei lo toccava, che i loro corpi si univano, si intrecciavano, s’attorcigliavano l’uno sull’altro come irreali serpenti. Quel sogno in cui gli pareva che ogni parte del suo corpo fosse toccata da ogni parte del corpo di lei, e che da allora in avanti tutto il mondo sarebbe stato percepito attraverso il tatto, tanto che, nel fradicio calore del letto, nel buio della camera oscurata dalle tende, essi non potessero far altro che dimenarsi dolcemente, traendo da ogni movimento, da ogni minimo assestamento dei corpi nuove ondate di piacere. Michael attendeva con terrore il momento in cui il sogno sarebbe finito, quando cioè si sarebbe svegliato solo nel letto, oppure temeva di sprofondare in un sonno più profondo e di precipitare in un altro sogno di vuoto e di solitudine. Ma non accadde.
mercoledì, aprile 09, 2008
- TheBoss’ tracklist –
Alphabeat: Fascination
The Killers: [Sawdust]
Journey: Don’t stop believin’
Atreyu: Ex’s and oh’s
Jack Johnson: [Sleep through the static]
Eddie Vedder: Guaranteed
Tricarico: Vita tranquilla
Trust Company: [The lonely position of neutral]
Louis XIV: Air traffic control
martedì, aprile 08, 2008
prendiamola sul ridere, che è meglio....
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Manuali:Tesi_di_laurea
lunedì, marzo 31, 2008
Tutto quello che dobbiamo fare è conservare la nostra personalità, vivere la nostra vera vita, essere capitano della vera nave.
E tutto andrà bene.
(E. Bach)
venerdì, marzo 28, 2008
è ricoperta di Fiori la strada che porta a Parma...
molto molto curioso
mercoledì, marzo 12, 2008
sarà questo cielo di un blu quasi doloroso
sarà che è tanto (troppo) tempo che manco da lì
sarà che ho voglia di camminare scalzo a cercare conchiglie
e svegliarmi e vedere gli ulivi fuori dalla finestra
e pedalare su quelle ruotine scassate e instabili
e sentire nell'aria quell'odore inconfondibile
che è casa più di quello di casa
sarà che adesso ho davvero voglia di tornare
(e il motivo potrebbe essere semplice)
giovedì, marzo 06, 2008
giorni duri: ho l'amianto intorno al cuore
per allontanare chi sta fuori
e avvelenare chi sta dentro
martedì, marzo 04, 2008
Allora io ripeto: i guerrieri della luce si riconoscono dallo sguardo. Si trovano nel mondo, fanno parte del mondo, e al mondo sono stati inviati senza bisaccia e senza sandali. Molte volte sono dei codardi. Non sempre agiscono nella maniera giusta.
I guerrieri della luce soffrono per stupidaggini, si preoccupano di cose meschine, si reputano incapaci di crescere. Talvolta si credono indegni di qualsiasi benedizione o miracolo.
I guerrieri della luce sovente si domandano che cosa stiano facendo qui. Molte volte pensano che la loro vita non abbia alcun significato.
Perciò sono guerrieri della luce. Perchè sbagliano. Perchè si interrogano. Perchè continuano a ricercare un significato. E finiranno col trovarlo.
lunedì, marzo 03, 2008
Ho sempre pensato
quando avrò questo sarò saziato
ma poi avevo questo…ed era lo stesso
Ho sempre pensato
troverò il mare e sarò bagnato
il mare ho trovato… ma nulla è cambiato… nulla
Che cos’è… che io aspetto…
[...]
Ho sempre pensato
quando avrò il cielo sarò stellato
divenni una stella… ma ero lo stesso
sempre lo stesso
Ho sempre pensato
troverò lei e sarò rinato
lei ho trovato… qualcosa è cambiato
qualcosa è cambiato
L’ultima illusione non è svanita
venerdì, febbraio 29, 2008
la responsabilità che deriva dalla consapevolezza
un dono al di là del tempo e dello spazio
lunedì, febbraio 25, 2008
E io che passo il tempo a chiedermi il perchè di questo costante sentirmi in colpa, a credere di non avere niente di bello da dare e che non merito nulla, senza saperne davvero il motivo, ma quasi con la certezza che sia "giusto" così...
Poi però arrivano le tue parole, capaci solo di mortificare e ferire, e capisco da dove arriva tutto.
Grazie per avermi ricordato perchè voglio diventare la persona che meno ti somiglia.
venerdì, febbraio 22, 2008
Per tornare a noi e alla pubblicità delle pillole per il fegato, presentavo tutti i sintomi del male, in particolare quello definito "avversione al lavoro di qualunque tipo".
Non ci sono parole per esprimere la mia sofferenza. Ne sono stato un martire da sempre, e da ragazzo il male non mi dava tregua un solo giorno. All'epoca, però, non sapevano che era tutta colpa del fegato e - essendo la scienza medica assai più arretrata di ora - sostenevano che si trattava di pura e semplice pigrizia.
"Insomma, razza di fannullone" mi dicevano, ovviamente all'oscuro della mia malattia "datti una mossa e cerca di guadagnarti da vivere!".
E non mi davano pillole, ma schiaffoni. Per strano che possa sembrare quegli schiaffoni bastavano a curarmi, almeno per un po'. All'epoca uno schiaffone aveva un effetto eccezionale sul mio fegato e mi faceva guarire più in fretta di quanto ora un'intera confezione di pillole.
lunedì, febbraio 18, 2008
è che io senza tenerezza proprio non riesco a vivere...
giovedì, febbraio 14, 2008
Solo adesso, dopo tutti quegli anni, Rahel, con intuito da adulta, coglieva tutta la tenerezza di quel gesto. Un uomo che intratteneva tre orsetti lavatori e li trattava come signore. Rendendosi subito, per istinto, complice della loro finzione, stando attento a non svilirla con una noncuranza da adulto. O con il troppo interessamento. Percorse il sentiero che portava, attraverso la palude, alla Casa della Storia. Nudo, a parte le unghie smaltate. Non c’è molto da dire per chiarire quello che accadde poi. Niente che (secondo il codice di Mammachi) servisse a separare il Sesso dall’Amore. O le Necessità dai Sentimenti. Quella prima notte, il giorno dell’arrivo di Sophie Mol, Velutha guardò la sua amante che si rivestiva. Quando fu pronta, Ammu si accovacciò di fronte a lui. Lo toccò leggermente con le dita e lasciò una traccia di pelledoca sulla pelle. Come un gesso morbido sulla lavagna. Come la brezza in una risaia. Come le scie dei jet in un cielo celeste da chiesa. Lui le prese il viso tra le mani e lo attirò verso il suo. Chiuse gli occhi e le annusò la pelle. Ammu rise. Domani.
L’uomo che stava nell’ombra degli alberi della gomma, tenendo in braccio sua figlia, con monete di sole che gli danzavano sul corpo, alzò gli occhi e colse lo sguardo di Ammu. Secoli compressi in un solo attimo evanescente. La storia sbagliò il passo, fu presa con lo guardia abbassata. Fu abbandonata come una vecchia pelle di serpente. I suoi segni, le sue cicatrici, le ferite risalenti ad antiche guerre e i giorni del camminare all’indietro, tutto si staccò e cadde. Al suo posto rimase un’aura, un luccichio palpabile che era facile da vedere come l’acqua in un fiume o il sole lassù nel cielo. Facile da avvertire come il calore in una giornata torrida, come lo strattone dato da un pesce a una lenza tesa. Così ovvio che nessuno lo notò.
In quel breve istante, Velutha alzò gli occhi e vide cose che prima non aveva visto. Cose che fino a quel momento erano state fuori dalla sua portata, occultate dal paraocchi della storia.
Cose semplici.
Per esempio, vide che la madre di Rahel era una donna.
Ammu vide che lui aveva visto, e distolse lo sguardo. Lui pure lo distolse. I demoni della storia tornarono a reclamarli. A riavvolgerli nella vecchia pelle sfregiata della storia e a ricacciarli nelle loro vere vite. Dove le Leggi dell’Amore stabiliscono chi deve essere amato. E dove. E quanto.
...
Dopotutto, è talmente facile mandare in frantumi una storia. Spezzare una catena di pensiero. Sciupare i frammenti di un sogno portato in giro con precauzione, come un pezzo di porcellana.
Lasciarlo stare, viaggiarci insieme, come aveva fatto Velutha, è fra tutte la cosa più difficile da fare.
...
Non lasciò increspature nell’acqua.
Nè impronte sulla riva.
Tenne il mundu steso sopra la testa per farlo asciugare. Il vento lo sollevava come una vela. Di colpo si sentì felice. Le cose peggioreranno, pensò. Ma poi andranno meglio. Camminava in fretta, adesso, in direzione del Cuore di Tenebra. Solitario come un lupo.
Il Dio della Perdita.
Il Dio delle Piccole Cose.
...
Tranne forse una cosa, e cioè che non c’era nessun osservatore a osservare attraverso gli occhi di Rahel. Non c’era nessuno alla finestra a guardare l’oceano. O una barca sul fiume. O, nella nebbia, un passante col cappello.
Tranne forse che era un po’ fredda. Un po’ bagnata. Ma molto tranquilla. L’Aria.
Ma cosa c’era da dire?
Solo che ci furono lacrime. Solo che il Silenzio e il Vuoto si unirono come due cucchiai. Solo che ci fu l’annusare nell’incavo di una gola graziosa. Solo che una spalla color miele scuro portò il segno di un semicerchio di denti. Solo che si abbracciarono stretti per molto tempo, dopo che fu finito. Solo che quello che divisero quella notte non era felicità, ma un dolore spaventoso.
Solo che ancora una volta trasgredirono le Leggi dell’Amore. Che stabiliscono chi si deve amare. E come. E quanto.
...
Sì, Margaret, pensò. Lo facciamo anche fra noi.
Baciò gli occhi chiusi di Velutha e si alzò. Velutha, con la schiena appoggiata al mangostano, la guardò andar via.
Aveva una rosa secca tra i capelli.
Si girò per dirlo un’altra volta: <Naaley>.